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come funziona la meditazione

Come funziona la meditazione

Come funziona la meditazione? La meditazione è una tecnica ampiamente diffusa e indica una vasta gamma di pratiche. Meditazioni statiche, dinamiche, con o senza mantra, con concentrazione al respiro o a un oggetto.

Ogni scuola sostiene che la propria pratica è la soluzione, la via alla serenità o alla felicità.
Molte scuole oltre alla tecnica danno molto valore al Maestro o Guru.
È vero, credo ci debba essere sempre una guida, qualcuno a cui ispirarsi e rivolgersi, per iniziare, continuare e confrontarsi in modo onesto, ma è anche fondamentale mantenere, o costruire, una propria dialettica interiore e non aderire “per fede” a ciò che ci viene proposto e detto. È importante mantenere un atteggiamento da ricercatrice spirituale.

Lo stato meditativo è un’esperienza che va vissuta da ognuno in prima persona. L’illuminazione degli altri non ci farà diventare illuminati. I racconti di esperienze meditative di altri non saranno la nostra esperienza.

La ricerca dell’esperienza meditativa

Ho iniziato a meditare molto per trovare tranquillità nella mia mente in un periodo in cui mi sentivo depressa e incapace di comprendere come gestire alcune relazioni e il mio senso di inadeguatezza. Inconsapevolmente ho meditato per diverso tempo per sfuggire alla vita: due, tre ore di viaggio in cui mi sembrava di percepire uno spazio vasto e accogliente, divino pensavo, uno spazio che comunque mi permetteva di ricaricarmi dallo stress mentale ed emotivo per mantenere un’apparenza di serenità con le persone che mi circondavano. La meditazione è stata una valvola di sfogo, una via di fuga.

“Usare un linguaggio poetico ispirato suscita attaccamento perché partiremo alla conquista dell’identità con l’assoluto, dell’unione con Dio, e via dicendo. Cose che a da dirle ci mandano in estasi. Però è molto più sano osservare la nostra tendenza a dover definire, concepire l’inconcepibile, e a volerlo comunicare o descrivere gli altri, solo per sentire di aver raggiunto qualcosa. È molto più importante osservarla, che seguirla. E d’altro canto non voglio negare che una realizzazione ci sia, siate solo accorti e vigili da non attaccarvici” – Ajahn Sumedho, Consapevolezza: la via oltre la morte.

Alcuni di noi vivono semplicemente reagendo alla vita perché sono condizionati a farlo: creature intelligenti e condizionate. Le relazioni e i contesti socio-familiare e socio-culturale in cui siamo nati e cresciuti ci hanno plasmato e la maggior parte di noi ha sperimentato che il mondo sensoriale esercita un’influenza estremamente potente. È tutto così attraente, eccitante, interessante… Tutto, tranne noi stessi.

Quando mi sono accorta di meditare per fuggire e che i miei problemi erano ancora lì, le mie paure erano ancora lì, i miei schemi di auto-svalutazione erano ancora lì, ho iniziato a meditare per andare dentro, verso me stessa. Ho iniziato a meditare per conoscermi e smettere di rifiutare il mio stato. Smettere di rifiutarmi, per l’esattezza.

Cambiamenti interiori attraverso la meditazione

Quando ci attacchiamo alle nostre convinzioni rischiamo di distruggere ogni cosa intorno a noi, perché non comprendiamo i limiti che la mente ci impone.

In meditazione, si può cominciare a prendere coscienza dei limiti della propria mente, del cambiamento connaturato a ogni esperienza, e cominciamo ad allontanarci dall’identificazione con le condizioni sensoriali. E questo non avviene sull’onda dell’avversione verso di esse, ma comprendendole per quelle che sono. È una illuminazione: nella mente si fa chiarezza. È una verità che va realizzata, vissuta, esperita. Non un credo.

Quindi arriva un giorno in cui attraverso la meditazione e la comprensione intuitiva della natura delle cose, diamo che la bellezza, il sublime, il piacere, sono condizioni impermanenti tanto quanto il dolore, la miseria e la bruttezza. Si è in grado di tollerare quanto la vita mostra e si impara a essere gentili e pazienti senza fare una tragedia per l’imperfezione delle proprie esperienze (si aprirebbe qui un altro discorso in merito alla perfezione o imperfezione della vita, magari tra un po’ lo affronteremo).

La difficoltà della meditazione

La pratica, altro modo di definire la meditazione, si chiama così perché bisogna esercitarsi.

Non è affatto semplice o immediato rimanere concentrati in uno stato meditativo, a volte non ci si riesce e la mente divaga: si prenda atto semplicemente di essersi distratti, senza sensi di colpa o rigidità (in questo post abbiamo detto come la rigidità non è disciplina).

L’ostacolo alla pratica della concentrazione è l’avversione al fallimento e un intenso desiderio di successo.

Nella pratica non è importante solo la forza di volontà, ma anche la capacità di fare attenzione alle resistenze della mente (per resistenze della mente si intendono sia il divagare in pensieri negativi e disturbanti sia in pensieri e fantasie piacevoli, indugiare in qualche stato estatico o di trance).

Bisogna esercitarsi e iniziare con piccoli passi, come quando si va in palestra, ci si allena gradualmente. Questo esercizio permette di conoscere i propri punti deboli, dov’è che si tende a perdersi: si diventa testimoni dei tratti del proprio carattere.  Non per criticarli ma per imparare a lavorarci sopra e a non esserne schiavi.

“La presenza mentale presta attenzione e si prende cura della mente”. Peter della Santina, L’albero dell’illuminazione

Consapevolezza attraverso la meditazione

Sicuramente esistono aspetti di noi stesse che non ci piacciono, però ammetterne l’esistenza, osservarli può aiutarci a non lasciarci sopraffare dai nostri pensieri, atteggiamenti, problemi e sentimenti. Una pratica di consapevolezza molto diretta è non alimentare l’avversione a emozioni, situazioni, pensieri. Non si tratta di simulare approvazione per ciò che non ci piace e che riteniamo disfunzionale (spesso si sente parlare di accettare, accogliere ciò che c’è, a me ha sempre dato l’idea di rassegnazione), ma “semplicemente” di non nutrire avversione in modo da convivere pacificamente con ciò che emerge, senza complicare le difficoltà che la vita già ci pone a livello fisico e mentale.

La gentilezza paziente è uno strumento molto utile ed efficace per lavorare con il cumulo di pensieri negativi che la mente imbastisce intorno a un’esperienza spiacevole.

Darsi il giusto tempo per affrontare con saggezza gli aspetti dualistici a cui la vita quotidiana ci sottopone.

“Una mente che ha sviluppato la calma è tenuta sotto controllo da quella stessa calma”. Peter della Santina, L’albero dell’illuminazione

Le meditazione quindi ci permette di praticare l’ascolto interiore, in cui si comincia a riconoscere il sussurro di nostri demoni, contenuti repressi a cui non è stato mai dato permesso di emergere alla coscienza: senso di colpa, rimorso, invidia, paura, brama, avidità, ignoranza.

Grazie alla nostra attenzione, alla consapevolezza, le cose faranno il loro corso, non c’è bisogno di sbarazzarsene. Bisogna solo essere pazienti e praticare, molo direi, almeno con costanza: arriva il giorno in cui impariamo a smettere di essere assorbiti dalle esperienze sensoriali e troviamo la  stabilità mentale, la chiarezza dell’azione e della parola.

Il silenzio della mente si manifesta nella sua pacificità.

Quello che un tempo ci faceva arrabbiare, sentire intolleranti, non ci infastidirà più di tanto: cominceremo a sentirci a nostro agio in situazioni che prima ci mettevano regolarmente a disagio, perché adesso permettiamo alle cose di essere e cessare, invece di tenerle strette reprimendole.

Quindi, potete cominciare a prendere coscienza dell’attaccamento, invece di tentare di eliminarlo. Una volta che l’avete capito e siete in grado di lasciare andare, potete rivolgervi al silenzio interiore.

“Avere una visione chiara e penetrante, fa sì che la stessa si prolunghi in ogni momento, sia che siate seduti con gli occhi chiusi in meditazione o che stiate facendo qualcosa con gli occhi aperti. In qualsiasi situazione vi troviate la visione profonda persiste. Quando avete nella mente un’incrollabile consapevolezza, non vi dimenticherete di voi stessi”. Ajahn Chah, Istruzioni sulla meditazione

La meditazione per vivere in armonia

Evitiamo di vivere in modo meccanico e abitudinario, assecondando le condizioni del momento. In quanto esseri umani possiamo fare della nostra vita una grande benedizione, o diventare il cancro del pianeta.

La meditazione non è un passatempo per il tempo libero, ma un mezzo per imparare a osservare ciò che accade con capacità intuitiva.

Una visione più chiara della vita comincia a rivelarsi, cominciamo a salvare noi stesse dall’opacità della mente, siamo disposte a tollerare anche le situazioni spiacevoli allo scopo di comprenderle per quello che sono e diventare capaci di dargli il giusto peso.

Cominciamo a liberarci dalla tendenza di fuggire da ciò che non ci piace e cominciamo anche a essere molto più attente a come viviamo.

Viene voglia di essere molto più scrupolose in ciò che si fa o che si dice.  Si comincia a percepire la libertà e l’importanza del vivere in armonia con la natura che ci circonda, intesa come il sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate.

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Agiapal Kaur

Vivere gli uni per gli altri nella Grazia è la mia aspirazione.