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Consapevolezza: appunti di viaggio

Consapevolezza: appunti di viaggio

Vivere all’insegna della consapevolezza è bello, libera dalle paure profonde e dà una base solida e sicura su cui poggiare i piedi: le proprie scelte. Sviluppare consapevolezza richiede impegno. È facile restare affascinati dalla bellezza della beatitudine che alcuni stati meditativi o sequenze yogiche attivano. In un primo momento quando hai serenità e chiarezza, ti senti come se avessi sviluppato dei superpoteri che ti sosterranno in ogni difficoltà.

Imparare a vivere consapevolmente nella complessità della vita è difficile. O meglio: ci sono persone che hanno una naturale propensione a prendersi cura di sé stesse, forse è stato loro insegnato a comprendere l’importanza della libertà che una vita consapevole può offrire. E ci sono le persone come me, che sono state educate alla inevitabilità della sofferenza e a vedere la vita con la lente del pessimismo.

Nasce l’uomo a fatica,/ ed è rischio di morte il nascimento./ Prova pena e tormento/ per prima cosa; e in sul principio stesso / la madre e il genitore/ il prende a consolar dell’esser nato – Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

Per anni inconsapevolmente ho sviluppato un’attitudine da vittima delle circostanze. Mantenendo la mia naturale vitalità e solarità esteriore ho imparato a rassegnarmi: ci si abitua ad accontentarsi di ciò che arriva, ci si impegna anche a mantenere la mediocrità. Questo mi ha insegnato a non prende veramente mai la responsabilità della mia vita, di ogni aspetto della mia vita. Mi sembrava normale, mi sembrava che la realtà fosse questa, questo mi è stato trasmesso, forse non propriamente così, ma è stato questo quello che capito e agito.

In un certo senso credi che la vita non è veramente tua, ma che ci sono delle volontà altre che sono prioritarie o semplicemente invadenti.

A un certo punto è giunta la ribellione a questo modo di vedere il mondo, le relazioni e me stessa: sentivo che qualcosa non andava, anche se non avevo ben chiaro cosa.

Il mio percorso di consapevolezza è iniziato da un momento di grande stanchezza e costante incapacità di visione positiva della situazione in cui mi trovavo, in cui ho sperimentato per breve tempo l’anoressia. Ma non ne potevo più di sentirmi così sfiduciata e senza autostima, mi sentivo disconnessa da chiunque e da qualunque cosa mi fosse attorno. Forse c’era anche una forma depressiva per cui vedevo la vita passarmi davanti senza che avessi idea di come sentirmi meglio. E non sentivo sostegno da nessuno intorno a me, tutti nei loro schemi sociali, di ruolo, culturali: un sentiero questo che non potevo più percorrere.

Dovevo cercare dentro me stessa, ho iniziato ad aumentare la pratica yogica a cui mi ero avvicinata, ho iniziato a frequentare un corso di formazione per insegnanti di yoga, nutrendomi così di nuove virtuose conoscenze e pensieri. Ho iniziato a curarmi. Ho frequentato una scuola di mindfulness psicosomatica comprendendo come funzionano il corpo e la mente, affinando le conoscenze e collegando scienza occidentale e filosofia yogica. Ho praticato il Sat Nam Rasayan, un’arte curativa yogica, in cui si sviluppa uno stato meditativo profondo in cui ogni percezione viene accolta e inclusa nell’esperienza, realizzando così appunto lo yoga, l’unione.

Dopo anni di pratica quello che posso dire, per quello che mi è dato di comprendere, è che vivere all’insegna della consapevolezza è difficile, faticoso. Le abitudini di pensiero negativo e auto-denigratorio possono sempre ripresentarsi e, anzi, si ripresentano con maggiore intensità e profondità. Ma il pensiero e il sentire non sono più acerbi e grossolani, perciò quei motivi per cui era iniziata la ricerca interiore si ripresentano in modo più sottile, elegante e persuasivo, nel tentativo di mandare a gambe per aria tutti i progressi fatti, facendomi sembrare che vivere consapevolmente in fondo non serva a nulla.

Il principiante non vede l’ora di manifestare i suoi superpoteri, il praticante di lunga data sa che c’è un grande momento di crisi e tante crisi minori che rischiano di portare fuori strada e di far rinunciare all’impegno preso. Certi giorni ti senti felice e soddisfatta perché sai che ti stai prendendo cura di te stessa e percepisci addirittura la vibrazione dell’Universo intero, non permetti a nessun pensiero negativo di influenzati. Altri giorni ti senti avvilita e demotivata, un’imbrogliona che fa finta di vivere una vita consapevole, pensi di essere un inganno vivente. Se ti fermi, respiri, ritorni alla tua via di mezzo, ti riscopri come un essere meraviglioso, a cui la compassione riempie il cuore e dona vitalità.

“Siate saggi, privi di estremismi” – Dharmakirti, Dal commentario al compendio della cognizione valida

La pratica richiede continui aggiustamenti, flessibilità, pazienza e una gran dose di amor proprio. Non reputo necessario ricercare esperienze trascendenti o ultramondane nella pratica, non sono utili. Inoltre avere fiducia nella possibilità di trovare stabilità e serenità è importante: valutare gli esempi di altre persone che ci ispirano e non allontanare la possibilità di raggiungere qualcosa solo perché non l’abbiamo (ancora) sperimentata.

Una vita di consapevolezza non è un punto di arrivo, ma un viaggio che non finisce mai.

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Agiapal Kaur

Vivere gli uni per gli altri nella Grazia è la mia aspirazione.