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Lo stato di presenza: vivere pienamente e consapevolmente

L’altra sera stavo male, mi sentivo a pezzi come quando l’influenza ti fa sentire le ossa rotte. Le mie figlie discutevano su chi dovesse riordinare la cucina, per l’ennesima volta. Sdraiata sul divano, avrei voluto sentire il loro spirito collaborativo, invece no.  Le mie spalle avrebbero voluto tendersi, le mandibole serrarsi e la mia mente seguire pensieri che aggravassero la situazione mostrandomi scadenze di lavoro non rispettate e relative questioni finanziarie. È stata un’occasione per continuare a benedire la pratica yogica prestando attenzione al momento presente e non reagire a vecchi schemi mentali.

La meditazione non è evasione, è un sereno incontro con ciò che percepiamo di ciò che definiamo realtà. – Randall Jay Sokoloff

C’è l’idea che chi insegna yoga o pratica mindfulness sia sempre pacifico e sereno. Ma non è così, non sempre è così. Per avere presenza mentale ti devi impegnare. 

Kabat-Zinn, colui che ha introdotto la mindfulness in occidente, spiega che questa è la consapevolezza che sorge dal prestare attenzione al momento presente in modo intenzionale e non giudicante. Non trovo ci sia molto di diverso con la mia esperienza di meditazione yogica e la ricerca di equilibrio e autenticità interiore.

Molte persone ritengono che praticare yoga, mindfulness o qualsiasi pratica meditativa significhi coltivare la capacità di essere costantemente assorbiti, come in estasi, nel momento presente, senza occuparsi molto di ciò che accade, concentrandosi più su uno stato alterato di coscienza. Ma in realtà non si tratta di raggiungere uno stato particolare di presenza consapevole dove il mondo svanisce, tutto diventa meraviglioso e non ci sono più problemi. 

Cos’è la presenza mentale

Ricercare presenza mentale non è affatto uno stato, ma è un modo di essere: è un modo di relazionarsi in maniera consapevole e compassionevole a ciò che si presenta dentro e quindi fuori da noi, momento dopo momento. 

Alcuni principianti tendono a considerare la pratica meditativa o lo yoga come un esercizio noioso e un po’ angosciante, dove devi stare seduto a gambe incrociate con gli occhi chiusi cercando di ignorare la follia e il frastuono del mondo attorno a te, e il mondo ancora più folle e rumoroso dentro di te.  

I praticanti sanno che esistono due aspetti della disciplina: la pratica meditativa formale, dove ti concentri intenzionalmente su un oggetto (ad esempio il tuo respiro, l’asana che stai eseguendo, il mantra), e la pratica informale, da coltivare nella vita di tutti i giorni. 

Quando imparerete a calmare la vostra mente, quando le sensazioni e pensieri non disturberanno più, la vostra mente comincerà a dimorare nella mente.  – Thich Nhat Hanh, Il Miracolo della Presenza Mentale.  Un manuale di meditazione.

La palestra spirituale

Alle mie allieve dico sempre che quello che facciamo durante una lezione di yoga o di meditazione è una palestra per la nostra vita: in quell’ora e mezza ci mettiamo alla prova, testiamo i nostri limiti, accogliamo le emozioni e le sensazioni che emergono mantenendo nervi saldi e grazia dei movimenti. Questa attitudine la dovremmo poi sperimentare e manifestare nella nostra vita, nelle nostre relazioni di tutti i giorni.

Imparando a non reagire, ma ad agire. Ad esempio mentre parli con un’altra persona, l’ascolto consapevole può aiutarti a rimanere presente: ascoltarla veramente e osservare te stessa, cosa provi nell’ascoltare, senza dover sempre precipitarti a produrre una risposta e perciò non concentrarti nell’ascolto.

Buona parte della ricerca scientifica si è focalizzata sulla validazione dei benefici della pratica che ho definito formale e, come quando vai in palestra, più pratichi, più il tuo cervello ne trae beneficio. Si abitua a un nuovo modo di considerare le esperienze.

“Che fate quando diventate instabili? Pensate di averne diritto, di avere diritto di essere instabili e quindi accusare qualcuno o voi stessi o le lenzuola del letto. (…) La struttura della vostra identificazione vi fa pensare che voi siete questo” – Guru Dev Singh

Come la pratica meditativa ti aiuta

Tutto questo per dire che in quel momento, l’altra sera, mi sono sintonizzata sul momento presente: ho portato attenzione alle mie sensazioni, alle mie emozioni, ai miei pensieri e ho percepito la fatica che aveva pervaso tutto il mio corpo. Ero esausta. A quel punto ricordandomi della pratica del mezzo sorriso e di quanto appreso in anni di esperienza, cioè che esiste un modo di relazionarsi in maniera saggia e compassionevole a qualsiasi cosa sorga, momento dopo momento, ho evitato di produrre ancora più stress al mio corpo e alla mia mente sfogando il mio malessere.

Ho portato attenzione al respiro, ho percepito il corpo e ho rilassato ogni fascia muscolare, ho capito che la discussione tra le mie figlie era una loro questione in cui dovevano testare sé stesse (nella relazione di sorellanza all’interno della famiglia) e imparare a organizzarsi, e che io potevo lasciarle fare e lasciarle crescere. Ho abbassato il livello delle mie aspettative e ho concentrato le energie per curarmi, cosa di cui avevo bisogno in quel momento. La pratica ancora una volta mi è venuta in aiuto.

La presenza mentale è al tempo stesso un mezzo e un fine, il seme e il frutto. Quando la pratichiamo per sviluppare la concentrazione, la presenza mentale è un seme. Ma la presenza mentale è di per sé la vita della consapevolezza: se c’è presenza mentale c’è vita, e quindi in questo senso è anche il frutto. La presenza mentale ci libera dalla distrazione e della dispersione e ci consente di vivere pienamente ogni istante. La presenza mentale ci consente di vivere. È importante sapere respirare in modo da mantenere la presenza mentale, dal momento che il respiro è uno strumento naturale ed è estremamente efficace per prevenire la dispersione. Il respiro è il ponte che connette la vita alla coscienza, che unisce il corpo ai pensieri. Ogni volta che la mente si perde, il respiro è il mezzo che vi consente di riportarla indietro. – Thich Nhat Hanh, Il Miracolo della Presenza Mentale.  Un manuale di meditazione.

 

 

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Agiapal Kaur

Vivere gli uni per gli altri nella Grazia è la mia aspirazione.