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resilienza in un momento di crisi

Siamo in un momento di crisi: questo è il tempo delle risorse

È chiaro a tutti che siamo in un momento di crisi, una crisi di portata mondiale che non fa distinzione di classe, genere, paese, nazionalità, colore. Questa dimensione oggettiva (tendenzialmente uguale per tutti) di criticità viene costantemente discussa e studiata. La comunità scientifica sta cercando di comprendere l’entità delle sue conseguenze da un punto di vista psicofisico, ma i dati sono molto difficili da stabilire. Affianco a quella però, c’è una dimensione altrettanto importante, quella soggettiva, che rischia di essere dimenticata o trascurata.

Forse ti sarà capitato di sentire parlare di resilienza. Anche se non conosci questo termine, sai probabilmente che siamo capaci di perseguire risultati positivi (o non negativi), nonostante le avverse condizioni esterne. Prendiamo in considerazione le differenze tra fratelli. Due fratelli che, per esempio, abbiano vissuto la medesima condizione di violenza in famiglia, non reagiranno allo stesso modo. Pur essendo la violenza domestica un accertato fattore di rischio per lo sviluppo di diversi disturbi, quali depressione o rischio suicidario, uno potrebbe svilupparli e l’altro no. Perché? 

Perché non tutto ciò che è doloroso diventa necessariamente traumatico.

Come definito dai manuali diagnostici ufficiali, si parla di trauma quando un evento negativo supera le risorse che abbiamo a disposizione per affrontarlo. Inoltre, il trauma eccede le nostre capacità di integrazione (in parole semplici: non può far parte di me), mentre il dolore, come parte dell’esistenza umana, può entrare a far parte della propria identità, può essere accettabile. Per questo ritengo che abbiamo bisogno, senza escludere tutta una serie di interventi sociali e sanitari ovviamente necessari, di focalizzarci su due aspetti fondamentali: l’importanza delle proprie risorse e la normalizzazione del dolore.

Le risorse personali fanno parte della nostra individualità, del nostro ambiente e della nostra storia e si manifestano soprattutto quando siamo in un momento di crisi. 

Dagli studi sul tema emergono alcuni fattori che caratterizzano la persona resiliente. È importante notare che le risorse possono essere diverse da persona a persona, oppure che la stessa risorsa può essere usata in diversi modi da due individui diversi. Se si dimentica questa peculiarità, c’è il rischio di sentirsi sopraffatti dagli eventi, lasciando emergere solo la paura, l’impotenza e la rabbia. Di conseguenza ci convinciamo di non possedere alcuna risorsa. 

Questi vissuti sono leciti e comprensibili, oltre che essere condivisi da molti, ma escludere la presenza di altri vissuti altrettanto leciti sarebbe come saltare delle scene di un film e affermare invece di averlo visto tutto. Non potremo mai avere una chiara idea di come era quel film. 

La letteratura scientifica a proposito sembra confermare tutto questo: la resilienza è un fenomeno ordinario (quindi comune). Ciò significa che normalmente ci dimostriamo resilienti anche davanti a eventi drammatici quali i lutti, le calamità naturali e gli incidenti.  

Il discorso sulle risorse va di pari passo con quello sulla normalizzazione del dolore.

Il termine resilienza in psicologia è definito come “la capacità di ripristinare una situazione di equilibrio in seguito a un evento perturbante”. 

Quindi, in questo senso, essere resilienti non significa solo opporsi alle pressioni dell’ambiente ma implica anche un processo di reazione dinamico e flessibile nonostante la crisi, insieme alla crisi. Non è essere invincibili, ma è adattarsi al cambiamento quando necessario e anche quando quel cambiamento crei dei problemi. Quelle risorse le possiamo utilizzare nonostante la presenza di dolore! 

Normalizzare il dolore non significa accettarlo passivamente, rassegnarsi, ma prendere consapevolezza che la presenza del dolore, della rabbia, della tristezza, solitamente connotati come negativi, non escludono la presenza della gioia, della forza, dell’energia vitale

Anche se siamo in un momento di crisi, abbiamo dentro di noi tutto questo e lo possiamo integrare nella nostra esperienza, nelle nostre strategie di sopravvivenza e nelle nostre scelte. 

Si tratta di un percorso talvolta complesso e difficile, che a volte richiede l’aiuto di un professionista, ma credo ci sia ancora tempo per sviluppare le proprie risorse e comprendere che il cambiamento fa parte dell’esistenza stessa, che lo vogliamo oppure no.

L’adattamento che se ne otterrà avrà a che fare con la propria personalità, con le proprie risorse esterne e interne e con l’intenzione che si deciderà di metterci, senza alcun tipo di giudizio o moralismo.

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Lidia Martinelli

La nostra paura non è quella di essere inadeguati, ma di essere potenti oltre misura. È la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più.